Bloccati

Jul. 12th, 2020 02:36 am
 "Bene, bene, cosa abbiamo qui."

[Orgia 5 mannari su cervo, da Dagda]

Ridacchiò la volpe mannara, mentre una iena, dietro di lui, si strofinava i palmi scuri, pronto alla festa. Anche il lupo bianco ridacchiò, abbassandosi i pantaloni che indossava ancora dalla sua forma umana. Appoggiò il membro già rigido contro la guancia del centauro, che si lasciò premere il glande contro la guancia, guardandoli con aria di sfida, le palpebre abbassate. Anche il tasso si aggiunse, dopo aver accuratamente chiuso le porte del fienile. Incrociò le braccia, dando un colpetto col gomito alla lince che attendeva con pazienza il proprio turno. Il centauro, dal delicato corpo di cervo, sbuffò contro il pene del leone, incrociando le braccia. "Mi dispiace, piccolo, ora sei qui con noi, e non uscirai finché non ci avrai soddisfatti tutti e cinque." Il cervo gli tirò un'occhiataccia, e addentò la punta del suo membro, dandogli una veloce succhiata che lasciò il leone senza fiato. "Non sono io ad essere bloccato qui con voi." Iniziò a mugolare, prima di alzarsi su tutte e quattro le zampe, risultando molto, molto più alto di tutti loro. "Siete voi ad essere bloccati qui con me." Le grida di piacere di sei uomini riecheggiarono nel cortile, finché un bambino non si affacciò alla finestra, prontamente tirato in casa dalla madre. "Cose oscure accadono la notte di luna piena. Non uscire mai di casa, mai."

Deluso, il bambino si arrampicò nel proprio letto, pensando che per quanto oscure, sembravano davvero divertenti.

Sensuale

Jul. 12th, 2020 02:20 am
[Sneeze Kink, grafica descrizione di starnuto, da Tommy]

Certamente erano tutti pazzi, lì. Sicuramente era l'unico rimasto con senso critico, con una notevole capacità di comprendere il mondo. Perché dovevano aver cancellato la passione, il fuoco dall'intera popolazione umana nel sonno, senza alcun dubbio! Non si capacitava di come lo stessero guardando gli amici una volta finito di descrivere il suo ultimo orgasmo, mentre con grande accuratezza raccontava della donna che glielo aveva fatto venire duro nei pantaloni.

Una bellezza senza tempo, splendida e curata, capace di far mozzare il fiato a chiunque. Così splendida, così sensuale, mentre inarcava le labbra a culo di papera, mentre il naso si arricciava, prima di emettere un acuto versetto, sfilando dal naso un metro di moccio trasparente, che insieme a un miliardo di goccioline e batteri attraversava metri e metri di aria condivisa. Se non si fosse trattenuto, sarebbe venuto nei pantaloni. E quei bifolchi non apprezzavano? Palesemente, erano tutti impazziti. E lui era rimasto l'unico capace di capire cosa fosse veramente sensuale.

Rating: G
Genere:  Introspettivo
Wordcount: 541
 

Luca aveva paura di partecipare di nuovo a quell'esperienza. La Game Jam dell'anno precedente era stata carica di positività - tralasciando le ovvie bestemmie ai programmatori, allo sporco, alla polvere, a Just Eat che non consegnava tutto - e piena di condivisione. Ognuno aveva fatto la propria parte, e avevano sviluppato, in fin dei conti, una demo piacevole.

Piacevole. Sì, era a pezzi, si bloccava, i collider non agivano - perché i programmatori avevano deciso di andare a lavorare sulle assi x e y, e a dirglielo che non funzionavano! - e soprattutto il video finale era senza audio. Se si riusciva ad arrivare alla fine senza crashare.

Ma in fin dei conti era uscito qualcosa. Di carino, perfino! Con un'estetica pastellosa e personaggi che perfino erano animati, si aveva raggiunto un risultato che era addirittura più che mediocre.

Luca non voleva partecipare di nuovo alla Global Game Jam. Aveva paura di non trovare la stessa sinergia, di avere compagni che lo avrebbero abbandonato a metà strada.

Era stato un suo vicino, a dirglielo. Il loro programmatore, a metà Jam, aveva dichiarato di non sentirsi minimamente preso dal loro progetto. E di essersene andato.

E le disegnatrici che erano fuori a fumare? "Era meglio che ci fossimo unite a voi."

Aveva detto una di loro.

"Venite" gli aveva risposto una ragazza "è troppo tardi."

Nemmeno l'aria fredda riusciva ad allontanare la sensazione di una condanna firmata in partenza.

 

Alla fine, come ogni anno, si era arreso. Non appena sul gruppo del Polimi si erano aperte le iscrizioni, si era trovato iscritto. Game Designer, senza team, oplà. Era fatta.

Ora doveva solo attendere che la paura tornasse ad artigliarlo con il timore di non riuscire a divertirsi di più.

 

Tra un'influenza e un'altra dei suoi nuovi compagni, però, Luca si scoprì incapace di dichiarare quella Jam un fallimento totale. Anzi, più ci pensava, più la trovava interessante. Aveva provato un nuovo software grafico - grazie al cielo i programmatori erano sempre abbondanti, anche se non avrebbe mai dimenticato i team composti da sette programmatori e un solo designer e due artisti, schiavi di padroni del codice binario - e provato la pixel art. Il leader, purtroppo, si era dovuto assentare le due nottate per colpa di un'influenza, ma senza arrendersi ad essa. Luca non avrebbe mai dimenticato il suo coraggio, le sue pastiglie, il naso pieno ma nonostante questo la schiena china a programmare, cuffie nelle orecchie, gli occhi stanchi concentrati su un codice che non rispondeva a dovere.

E come gli altri compagni, in mezzo alla penuria di grafici, si fossero arrangiati al meglio, gestendo sound design e video senza averne le competenze. C'erano tutti i presupposti di un disastro, ma alla fine, anche grazie ad una finestra dilatata di tempo, ci erano riusciti. Avevano svolto un intero livello, composto un video di quaranta secondi di intro animato, e creato qualcosa che forse non sarebbe stato al livello dei team più grossi e con 3d artist, certo, ma che aveva al tempo stesso qualcosa di bello. Intimo. Simpatico, addirittura.

Luca non pensava che potesse esserci qualcosa di bello nel dividersi dal proprio team precedente, ma evidentemente non aveva considerato che ogni fine, in qualche modo, porta ad un inizio forse migliore.

 Per Gael era una gioia appiccare il fuoco. Da quando aveva scoperto il proprio potere, il soldato non faceva che immaginare cosa potesse distruggere. Forse quel palazzo là, pieno di pomposi bastardi che avvelenavano la Terra? Oppure quella fabbrica, piena di schiavi come lui? Erano tutti schiavi. Erano tutti schiavi di quel mondo orribile e deformato, generato dall'odio e dalla voglia di prevaricare sugli altri esseri umani. Quanto poteva essere caritatevole mettere fine a tutto questo? Poter incendiare il mondo intero, volerlo vedere bruciare era il suo unico desiderio. Il suo sangue scottava, pronto ad evocare le fiamme che lo avrebbero purgato da ogni malattia, da ogni parassita. Un incendio sarebbe bastato? Gael non era sicuro. Doveva diventare più forte, molto più forte per poter distruggere l'intero pianeta. Era quello che in fin dei conti gli serviva, no? Il potere di cancellare l'umanità e i suoi errori dal globo intero, ripulirlo come doveva. Aveva ormai accettato da tempo il suo ruolo in quel mondo corrotto: lui era il Grande Distruttore, colui che poteva ripulire attraverso la distruzione, attraverso il fuoco sacro e purificatore.
Ma doveva fare piano, piano. Doveva essere silenzioso, o lo avrebbero abbattuto prima del tempo. Non poteva fallire, non poteva. Cosa sarebbe successo altrimenti? Il governo avrebbe continuato con le sue politiche oppressive, pronto a schiacciare gli ultimi cuori. E lui non riusciva a capacitarsi di quel futuro segnato: si era preparato per una vita intera per quel ruolo a lui predestinato, datogli tra le mani da Lui, quel bardo profeta che aveva letto nel suo cuore ancora prima che nascesse. Aveva previsto tutto. Gli alieni, la droga, la guerra, le persone scomparse... e il suo futuro. Sì, lui che governava il fuoco, nato da un mutamento folle dei geni umani, ripieni di inquinamento e di sostanze chimiche immerse nel cibo e nell'acqua. Lui era stato intravisto da quel musicista indovino, e raccontato come il salvatore che avrebbe riportato il mondo su un giusto binario. Una morte degna, come un falò vichingo. Una fine per la Terra fatta di fuoco, un gigantesco falò che avrebbe annunciato al cosmo che l'umanità malata era andata. Non si sarebbero più dovuti preoccupare di ciò che stava accadendo lì, su quel piccolo pianeta. Perché sarebbe stato avvolto da fiamme bianche, da qualcosa che  avrebbe riportato la calma e liberato ogni anima. Attraverso il fuoco, l'umanità sarebbe tornata libera.
Ora doveva solo trovare il modo di liberare completamente il proprio potere: quando iniziare l'operazione? Da dove appiccare il primo falò? E sarebbe riuscito a portarlo fino alla fine, fino ad avvolgere tutto il globo nelle sue stesse fiamme? Non poter fare delle prove era frustrante. Poteva solo, lentamente, tentare qualche tugurio di cui nessuno si sarebbe preoccupato. Ma Gael non aveva mai neppure dato fuoco ad un'intera città. Come poteva sapere quanto il suo potere fosse ampio. Non doveva disperare. Non doveva preoccuparsi. Doveva solo fidarsi delle sue parole, del brano che Lui aveva scritto. Credere era necessario. Aveva mai sbagliato? No, neppure una volta. Nonostante la sua morte, Lui sapeva. E Gael doveva soltanto crederci.

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