[personal profile] brokenapeiron
 La luna era coperta quella notte. Nel solaio, un topolino si stava arrampicando faticosamente, le unghie che affondavano tra le fibre di iuta. Una volta in cima si guardò attorno, alzando il muso prima di scendere e allargare un buco nel sacco, cercando di raggiungere qualche chicco di riso.

Un rumore improvviso gli fece rizzare le orecchie. Degli artigli lo schiacciarono sulla iuta, chiudendosi intorno a lui con lentezza. Stretto tra lunghe dita nere, il topo venne sollevato, scalciando impotente contro quelle dita color della pece. Quando la mano si aprì, il topo cercò di aggrapparsi alle piccole squame cornee, prima di cadere nel buio più profondo.

Il becco si chiuse, e una risata emerse dall'oscurità.

"Topi."

Una lingua rosa luccicò per un secondo, prima di scomparire nuovamente.

"Non si dovrebbe mai saltare l'opportunità di un pasto."

Le nubi si diradarono, illuminando flebilmente la zampa di corvo passare sul lungo becco affilato.

"Questo vale anche per te, DanDy."

Il ghigno brillò ancora una volta, prima di allargarsi in una fila di denti affilati e poi tremolare, perdendo forma e tornando nel buio.

"Non li salto. Al massimo ci faccio delle merende, così posso mangiarli di nuovo in futuro."

Il tengu abbassò lentamente la zampa sul collo piumoso, guardando nel buio.

"Merenda? Per questo hai lasciato scappare quegli umani? Non hai pensato al mio, di pasto?"

Con un sospiro sollevò il sacco di riso, incamminandosi nell'oscurità con passo attento. Le assi scricchiolavano sotto il suo peso, finché con lentezza non riuscì a trovare nel buio un vecchio baule. Aggiunse il cibo al resto delle scorte, assicurandosi che non ci fossero altri scrocconi.

"Hai ancora un po' di offerte."

Continuò la voce nell'ombra.

"Non dovresti preoccuparti di morire di fame."

Il tengu emise un sibilo. Non era particolarmente infastidito, in realtà. Ma con DanDy doveva sempre tenere le redini, perché quell'incubus era troppo incauto. Una sua leggerezza avrebbe potuto rovinare i piani che aveva meticolosamente costruito.

"Mi preoccupo, perché basta una nevicata più abbondante e potrei non riceverne per mesi."

Prese il silenzio dell'incubus come positivo. Fargli capire che accumulare risorse era la cosa più importante sembrava appena più facile.

"Quindi cosa dovrei fare quando trovo un umano che ho avuto per merenda?"

Chiese l'oscurità, corna e fiamme visibili per un momento.

"Catturarlo e portarlo qui. Lo metterò in salamoia, così durerà del tempo."

Le nuvole passarono oltre. La luce lunare riuscì a penetrare tra i listelli di legno del tetto, illuminando debolmente la soffitta. DanDy sedeva comodamente sulla propria coda, il corpo nudo avvolto da una patina di oscurità. Il tengu, in confronto a lui, era alto: nonostante le piume, la statura e gli abiti che gli fasciavano i fianchi conferivano un aspetto slanciato. Non che servisse a molto, in quell'angolo di foresta piena di neve, lontano da ogni insediamento e barlume di civiltà.

Un lampo acciecante fece strillare DanDy, che scattò disordinatamente dietro l'altro, tutte le appendici sollevate in un fremito spaventato. Quando la luce scemò, e gli occhi del tengu si riabituarono al buio, il grande uccello incrociò le braccia, leccandosi la punta del becco con la lingua.

"Guarda chi si è teleportato qua, DanDy."

L'incubus si sporse oltre il suo yukata, l'espressione che mutò velocemente in un ghigno fatto solo di denti. Le fiamme violacee della sua oscurità si allargarono, diventando una figura demoniaca e famelica.

"Abbiamo ben più di un pasto."

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